I nottambuli: non pigroni ma antiche sentinelle

Dopo aver letto alcuni post recenti su Facebook e LinkedIn in cui si discutevano le abitudini dei ricercatori per quanto riguarda il processo di scrittura accademica, mi sono resa conto di avere una cosa in comune con molti di questi: siamo tutti dei cosiddetti “gufi nottambuli“, come si dice in inglese, cioè delle persone che si sentono più produttive a fine giornata e preferiscono, invece, dormire fino a tardi al mattino. Se vi riconoscete in questa caratteristica, sapete bene quale ne è il punto critico: la maggior parte della società concentra la propria produttività tra le 9:00 e le 17:00 e il mondo non può venire incontro ai bisogni di una minoranza. Il fatto è che a volte avere un ciclo del sonno diverso da quello che viene considerato “normale” può farci sentire sbagliati. Questo non è il mio campo di studi, quindi ho dovuto fare un po’ di ricerche sulle abitudini legate al sonno, i ritmi circadiani e i cronotipi per capirne di più, e ho scoperto delle cose piuttosto interessanti.

Come ben sappiamo, i processi fisiologici e i comportamenti umani seguono un “orologio interno” con una una periodicità di 24 ore (circadiana) adattada al ciclo luce-buio. È stato dimostrato che le nostre cellule regolano il loro metabolismo secondo un ciclo che viene resettato ogni giorno da un “orologio generale” che si trova nell’ipotalamo [1]. Quando i ritmi giornalieri si discostano dalla tipica alternanza giorno-notte per lunghi periodi di tempo, si può parlare di disturbi del sonno. Questo è un problema sempre più frequente nelle società moderne, poiché le risposte naturali del nostro corpo alle condizioni ambientali sono sempre più spesso alterate da fattori quali la luce artificiale, il controllo della temperatura degli ambienti e lo stile di vita sedentario. Tuttavia, come è riportato in un articolo di Zhang e colleghi [2], “ci sono quattro tipi principali di disturbi cronici del ritmo circadiano che resistono a qualsiasi tentativo di forzare le routine personali di attività e riposo e sono, quindi, con tutta probabilità delle caratteristiche biologiche intrinseche derivanti da un preciso substrato genetico: sindrome da sonno anticipato, sindrome da sonno posticipato, ciclo sonno-veglia irregolare e sindrome da ciclo sonno-veglia alterato.” Pertanto, queste non sarebbero delle vere sindromi ma dei fenotipi, cioè il risultato dell’interazione tra specifici corredi genetici e fattori ambientali. Tali fenotipi sono stati denominati più precisamente cronotipi, e i cosiddetti nottambuli sono rappresentati dalla seconda delle categorie summenzionate.

Un articolo estremamente interesante, pubblicato da Samson e colleghi nel 2017,[3] spiega in che modo il cronotipo da sonno posticipato potrebbe essersi evoluto nel tempo. Questi scienziati hanno studiato il comportamento di una tribù di cacciatori-raccoglitori della Tanzania: hanno chiesto a ciascun partecipante di indossare un piccolo strumento simile ai nostri smartwatch e hanno registrato la durata del sonno dei volontari per un periodo di tempo prolungato. I risultati hanno mostrato che i momenti in cui tutti gli individui si trovavano addormentati contemporaneamente ammontavano allo 0.002% del tempo di sonno complessivo. In parole povere, per la maggior parte del tempo c’era sempre almeno un individuo sveglio nella tribù.

Questa ricerca supporta la cosiddetta “ipotesi della sentinella”. Proposta da F. Snyder nel 1966 [4], questa teoria specula che gli esseri umani, così come altri animali, si siano un tempo organizzati, all’interno delle loro tribù, gruppi o società, in modo che fossero sempre presenti delle sentinelle a vegliare sul sonno degli altri per proteggerli dai pericoli esterni, come animali selvatici o nemici. Infatti, il sonno è una condizione di estrema vulnerabilità, il che sembra riflettersi anche nei nostri cicli di sonno NREM e REM: vi sono dei brevissimi momenti di risveglio durante la notte, che parrebbero funzionali a svolgere un veloce controllo dell’ambiente circostante per assicurarsi dell’assenza di pericoli. Di conseguenza, appare plausibile che la presenza oggigiorno di individui con la tendenza a restare svegli di notte sia dovuta al fatto che costoro posseggono il corredo genetico di coloro che un tempo venivano prescelti per fare da sentinelle.

Dunque, se vi siete mai sentiti sbagliati o strani perché non riuscite in alcun modo a seguire un ciclo sonno-veglia “normale”, potete tirare un sospiro di sollievo. La vostra tendenza ad addormentarvi tardi deriva dai vostri antenati e dalla loro indole di protettori, non dagli anni dell’università e le feste selvagge da cui non avete mai recuperato del tutto (o forse, chissà…). Ora, nessuno dice che si debba vivere secondo gli standard imposti dalla società. Ad esempio, potreste prendere in considerazione una carriera che vi permetta di vivere secondo la vostra tendenza naturale e dunque più serenamente. La carriera accademica può essere adatta a voi, se riuscite a evitare le lezioni del mattino presto. Lavorare come liberi professionisti, ad esempio fornendo consulenze, vi darebbe modo di decidere i vostri orari in autonomia. Infine, esistono tantissimi mestieri che funzionano sulla base di turni: nei settori dell’ospitalità (hotel, bar) e della salute (ospedali) o in aziende o istituti che funzionano 24 ore al giorno non-stop, fareste certamente contenti tutti i colleghi scegliendo sempre i turni serali o notturni.

Siete pronti a vivere appieno come il vostro gufo interiore? Fatecelo sapere nei commenti!

MM


Avvertenza: Questo articolo illustra una condizione non patologica, ovverosia un’abitudine legata al sonno che è ben tollerata dalla persona, senza che questa risenta di particolari conseguenze sulla propria salute e produttività. Tuttavia, un sonno irregolare può essere una condizione patologica con seri effetti negativi sulla salute di una persona, in particolare sulla qualità del sonno, la produttività, e la vita in generale. L’insonnia può essere il sintomo di una malattia o un disturbo in sé. Se soffrite di insonnia, sonno irregolare, affaticamento, confusione, perdita di memoria, riflessi rallentati, pensieri intrusivi, allucinazioni, ecc., vi invitiamo a rivolgervi a un medico al più presto.


[1] Gerhart-Hines and Lazar. Endocrine Reviews, 2015, 36(3):289–304

[2] Zhang, et al. Advances in Genetics, 2011, 74:231–247

[3] Samson et al. Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, 2017, 284(1858):20170967

[4] Snyder. American Journal of Psychiatry, 1966, 123:121–136

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